29 29 Frammenti C O N O S C E R E E T U T E L A R E L A N AT U R A B E L L U N E S E N. 13 2023 29-38 Michele Cassol 1 , Fabio Dartora 2 , Gabriele De Nadai 3 , Riccardo Deon 4 , Ernesto De Zolt 5 , Massimo Semenzato 6 , Sandro Triches 7 , Mirco Piccin 8 , Lisa Azzalini 8 , Oscar Da Rold 8 , Cesare Sacchet 8 , Stefano Vendrami 9 , Giorgia Cortelezzi 9 , Giulio Fullin 9 , Luca Lapini 10 AUTONOMO RITORNO DELLA LONTRA LUTRA LUTRA (L., 1758) NELLA REGIONE VENETO ALL’INIZIO DEL XXI SECOLO (MAMMALIA: MUSTELIDAE: LUTRA LUTRA; REGIONE VENETO, ITALIA NORD-ORIENTALE) Riassunto - Dopo una breve ricostruzione storica della situazione della lontra Lutra lutra nella regione Veneto (Italia nord-orientale), gli Autori riferiscono che all’inizio del XXI secolo la specie sta natural- mente ricolonizzando quest’area. Il fenomeno sembra essere appena iniziato, probabilmente a partire dalle neocostituite popolazioni austriache, ma è già notevolmente avanzato, avendo quasi raggiunto la pianura. Parole chiave: Lontra, Lutra lutra , estinzione, autonomo ritorno, regione Veneto. Abstract - After a short historic synthesis about the past situation of the otter Lutra lutra in Veneto Region (north-eastern Italy), the Authors refer about its natural recovery at the beginning of the XX century. Keywords: Otter, Lutra lutra , extinction, natural recovery, Veneto Region. 1 Michele Cassol: Via Fornaci 25a - 32036 Sedico (Belluno), email: michelecassol@studiocassolscariot.it 2 Fabio Dartora: Via Rovigo 12b - 31040 Covolo di Piave Pederobba (Treviso) 3 Gabriele De Nadai: Via Piave 71 - 32035 Santa Giustina (Belluno) 4 Riccardo Deon: Via Piave 30 - 32026 Mel di Borgo Valbelluna (Belluno) 5 Ernesto De Zolt Sappadina: Via Piave 105 - 32040 Mare di S. Pietro di Cadore (Belluno) 6 Massimo Semenzato: Via del Gazzato 3 - 30174 Zelarino Mestre (Venezia) 7 Sandro Triches: Vicolo Loat 11 - 32035 Meano di Santa Giustina (Belluno) 8 Corpo di Polizia Provinciale - Provincia di Belluno: Via S. Andrea 5 - 32100 Belluno 9 Servizio Caccia e Pesca - Ufficio Faunistico Provincia di Belluno: Via S. Andrea 5 - 32100 Belluno 10 Luca Lapini, Sezione Zoologica del Museo Friulano di Storia Naturale: Via C. Gradenigo Sabbadini 22-32 - 33100 Udine 30 Introduzione La lontra euroasiatica ( Lutra lutra ) è un grosso mustelide paleartico diffuso dalle coste Atlan - tiche dell’Europa occidentale fino a Sri Lanka, Giava, Giappone e Siberia nord-orientale. A Nord si spinge fino alla Scandinavia e al Cir - colo Polare Artico, a Sud-Est fino al Tibet e all’India settentrionale, a Sud-Ovest fino al Marocco e all’Algeria. Può talora pesare 14 kg, ma le femmine diffi - cilmente superano i 7 kg. Semiacquatica, vive lungo laghi e fiumi pre - dando pesce (talora 70% del materiale inge - rito), anfibi, rettili, mammiferi e uccelli ac - quatici, che in molte zone possono costituire importanti risorse tampone stagionali ( Lapini , 1985). Salvo che alla base caudale, la specie non ha accumuli di grasso sottocutaneo e il suo elevato metabolismo basale la obbliga a una continua attività di esplorazione del territorio in cerca di prede. Una lontra adulta mangia poco meno di 1 kg di carne al giorno, la cui metà è in genere costituita da pesci di taglia ridotta, per lo più attorno ai dieci centimetri di lunghezza. Gli anfibi vengono consumati in grandi quantità soprattutto a primavera, quando frequentano i loro quartieri riproduttivi ( Fusillo, 2006; Prigioni et al., 2006). Si tratta di un predatore di vertice degli ecosi- stemi acquatici, un top consumer che, con la sua presenza, dice molto sulla qualità dei reticoli trofici degli ambienti umidi. Viene per questo considerata una specie om- brello, un vero e proprio simbolo della prote- zione delle zone umide europee, oggi protetta dalle Appendici II e IV della Direttiva Habitat 92/43 CEE. Numerosi studi sull’utilizzo dello spazio da parte di questi animali indicano che un ma- schio di lontra euroasiatica domina e difende home range longitudinali che si sviluppano sugli argini dei fiumi per circa 20 km di lunghezza, talora 30-40. L’estensione di questi territori privati, peraltro, dipende dalla produttività de- gli ambiti fluviali - o lacustri - lungo i quali si sviluppano. Le femmine hanno home range più ridotti che condividono con i cuccioli dell’anno, i quali a circa 18 mesi di vita vanno in dispersione cercando un proprio territorio. Le lontre sono quasi del tutto prive di unghie e non scavano tane, utilizzando generalmente quelle del tasso ( Meles meles ) o della nutria ( Myocastor coypus ), talora adattando cavità preesistenti fra le rocce, ricavando rifugi nei canneti o fra le radici di salici, ontani o altri alberi presenti nelle golene boscate che amano frequentare. Questi animali, comunque, utilizzano conti- nuamente elevati numeri di rifugi lungo gli argini che frequentano, spesso più di settanta, sia per evitare di essere percepiti da predatori, sia per ridurre il carico parassitario di ogni singolo rifugio temporaneo utilizzato. Questo ha procurato loro la fama di predatori nomadi di fiumi e paludi, naturalmente rari, anche per le loro grandi e particolari esigenze trofiche. Il ruolo di top consumer della lontra europea rende atto dei suoi problemi di conservazione, visto che nel suo corpo di predatore apicale si sono a lungo concentrati molti veleni diffusi nelle sue prede acquatiche. La crisi demografica di questo superpredato - re semi-acquatico è verosimilmente iniziata in tutta Europa negli anni ‘50 del XX secolo ( Foster-Turley et al.,1990). Le prime avvisaglie di contrazione delle sue po- polazioni si sono peraltro notate in Inghilterra, dove esisteva una certa tradizione di caccia alla lontra. Nella seconda metà degli anni ‘50, in effetti, le rese dei prelievi annuali di lontre in Gran Bretagna hanno iniziato a calare in maniera via via sempre più vistosa, tanto da far sospettare che la cosa dipendesse da qualche problema ecosistemico. Il crollo popolazionale si è successivamente esteso sempre di più, cul- minando negli anni ‘60 e ‘70 in tutto il resto d’Europa, dove la lontra è scomparsa da gran parte dei paesi industrializzati ( Macdonald & Mason , 1983; Prigioni et al., 2007). Le cause di questo impressionante declino si- lenzioso non sono ancora state del tutto com- prese, ma gli studi della seconda metà degli 31 anni ’80 del XX secolo hanno indicato con - centrazioni elevate di organoclorurati (DDT, Aldrina, Dieldrina, ecc.) e soprattutto PCB (Policloro-bifenili) sia negli spraint (gli escre- menti di lontra) studiati, sia negli organismi degli animali investiti o morti per cause natu- rali ( Panzacchi et al., 2011; Macdonald & Mason , 1983). L’abbondante presenza di questi inquinanti nelle catene trofiche interferiva con la fertilità delle lontre europee, pur non essendo sempre in grado di ucciderle rapidamente. Per questa ragione, comunque, nel corso degli anni ‘50, ‘60 e ‘70 del XX secolo, la natalità di questi predatori è stata superata dalla loro mortalità e questi mustelidi hanno iniziato a diventare sempre più rari, fino a scomparire dalle aree più industrializzate, dov’era maggiore l’utilizzo di organoclorurati e policlorobifenili. Gli studi promossi dal WWF Italia all’inizio degli anni ‘80 (Macdonald & Mason , 1982, 1983) hanno indicato una situazione catastro- fica: nel nostro paese sembravano sopravvivere soltanto un centinaio di lontre concentrate tra le rarefatte popolazioni del centro e quelle più abbondanti del meridione d’Italia ( Cassola , 1986). Dati storici sulla lontra in Veneto La distribuzione della lontra in Veneto non è molto documentata ( Dartora et al., 2023), ma viene citata già nella metà del XVI secolo. Il naturalista Conrad Gessner, in effetti, indicava la sua presenza in Veneto riferendosi alle foci del Po ( Gessner , 1551), località generica poi confermata - o ripresa - da Ulisse Aldrovandi (1637). A partire dal XIX secolo la specie viene poi citata per la Laguna di Caorle - dove era ritenuta comune ( Bottani , 1811) - e più in generale per il territorio della regione Veneto, indicandola comunque per lo più come poco comune ( Von Martens, 1824). Nella prima metà del XX secolo il mustelide viene segnalato dai collaboratori dell’inchiesta di Ghigi (1911) per poche località venete e per i Bacini flu - viali di Tagliamento, Brenta e Adige. Nei risultati dell’inchiesta venatoria curata da Bonelli & Mol - toni (1929), la lontra era data presente nelle pro- vince di Belluno, Vicenza e - in diminuzione - in quelle di Rovigo, Venezia e Verona ( Dartora et al., 2023). Nella sintesi di Montanari (1948), nella quale non sono indicate le fonti, era comunque ritenuta poco comune nelle province di Belluno e Treviso (mancano indicazioni per le altre province del Veneto), fornendo però un bilancio comples- sivo degli abbattimenti tra Trentino - Alto Adige, Veneto e Friuli - Venezia Giulia di 22 esemplari nel 1939 e di 30 esemplari nel 1947. L’inchiesta di Cagnolaro et al. (1975) - ripresa da Pavan & Mazzoldi nel 1983 - raccolse “se- gnalazioni di passata presenza, dal 1900 al 1967” e “segnalazioni di attuale presenza, dal 1968 al 1972” ottenute dagli Enti Locali e dalle associazioni vena- torie interrogate attraverso la compilazione di que- stionari. Questi dati non sempre sono attribuibili a località precise, come ad esempio le “segnalazioni di attuale presenza, del 1968 e 1972, lungo il fiume Brenta in provincia di Padova”. La stessa indagine comunque citava l’abbattimento tra il 1960 e il 1969 di 32 esemplari (2 in provincia di Treviso, 10 in quella di Venezia, 20 in quella di Rovigo). Gli esemplari di lontra conservati nel Museo zo- ologico G. Scarpa di Treviso, citati da più autori, andrebbero rivisti allo scopo di colmare l’assenza di dati (sebbene presumibilmente riferibili al fiume Sile presso Treviso). Catture, segni di presenza e avvistamenti inediti di affidabilità varia sono riportati anche in Rallo (1986). L’Atlante dei Mammiferi del Veneto (Bon et al., 1996) e il Nuovo Atlante dei Mammiferi del Veneto ( Bon, 2017) propongono le prime restitu - zioni cartografiche dei dati più attendibili ottenuti dalle collezioni e dalla letteratura esaminata. Vista la lunga storia della zoologia veneta (cfr. Semenzato , 2017), tuttavia, i dati sono molti e di attendibi - lità estremamente eterogenea ( Dartora et al ., 2023). Tra di essi i più sicuri sono quelli sostenuti da testimonianze materiali (materiale osteologico, pelli, esemplari tassidermizzati) e/o fotografiche (Tab. 1; Fig. 1). Lo studio dei dati storici di presenza della specie ha un rilievo essenziale nel monitoraggio del ritorno della specie, perché si è più volte constatato che la lontra torna a insediarsi nelle località in cui era storicamente presente ( Lapini et al., 2020; Lapini, 2022; Dartora et al., 20 23). 32 Data Località Note Riferimento bibliografico fine XIX sec. Sile, Ponte San Martino, Treviso Un neonato in liquido conservato presso il Museo Zoologico Scarpa di Treviso, proveniente da una “tana urbana” presso “casa Sommariva”. Vigna (2012), probabilmente l’esemplare senza dati in Carraro (1933) Fine XIX sec. Sile, Ponte San Martino, Treviso Cranio di un esemplare adulto conservato nel Museo Zoo- logico Scarpa di Treviso, proveniente da una “tana urbana” presso “casa Sommariva” Vigna, 2012 1822 Padova Un esemplare, conservato presso Museo Zoologico Univer- sità di Padova Meneghini et al., 2010 1838 Paludi del Lago di Santa Croce, Alpago (BL) poco comune Fulcis , 1871 1904 Treviso Museo del Seminario di Treviso Rallo, 1986 1906 Treviso Museo di Storia Naturale G. Ligabue di Venezia Bon, 1996 1909 Treviso Museo del Seminario di Treviso Rallo, 1986 1920 Treviso Museo del Seminario di Treviso Rallo, 1986 08.02.1920 Ca’ Noghera, Val Paliaga (VE) Museo di Storia Naturale G. Ligabue di Venezia Bon, 1996 1922 Peri (Dolcè - VR) Un esemplare giovane conservato presso il Museo Civico di Storia Naturale di Verona Avesani et al ., 1989 1930 Treviso Museo del Seminario di Treviso Rallo, 1986 1942 Ca’ Deriva/Bonifica Veronese, Quarto d’Altino (VE) Un esemplare catturato e conservato presso il proprietario dell’omonima tenuta agricola Rallo, 1986 1948 Treviso Un esemplare Museo di Storia Naturale di Trieste De Marinis & Lapini, 1994 1954 Silea (TV) Un esemplare catturato, documentato da una foto. Il mede- simo es. conservato nel Museo Zoologico Scarpa di Treviso, con la stessa data, come preso nel Fiume Sile: a questo stesso esemplare apparterebbe il cranio privo di mandibola conser- vato nello stesso museo ( Vigna, 2012) Saccon & Innocente, 1990 23.02.1956 Delta del Po (RO) Un esemplare catturato e documentato da foto (cfr. Bon et al ., 1993, che con la stessa data indicano un esemplare preso nelle “Valli di Rosolina”) Rallo, 1986 1970 ca Dueville (VI) Un esemplare giovane catturato e conservato in una colle- zione a Padova Rallo, 1986 1981 Valle Averto, Campagna Lupia (VE) impronte e resti di prede Rallo, 1986 1981 Valle Cornio Alto Cam- pagna Lupia VE impronte e resti di prede Rallo, 1986 s. d. Fiume Mincio, Peschie- ra del Garda (VR) Un esemplare giovane catturato. Museo Civico di Storia Naturale di Verona Avesani et al ., 1989 s. d. Padovano Un cranio conservato presso il Museo Civico di Storia Natu- rale di Milano Dal Piaz, 1928 s. d. Fiume Sile, Treviso Collezione Scarpa Dal Piaz, 1928 Tab. 1. Dati storici di lontra in Veneto sostenuti da evidenze materiali (da Otter Research Team, 2023). 33 Il ritorno La raccolta di informazioni generiche effettuata da diversi uffici tecnici della Regione Veneto sembrava indicare come possibile la presenza della lontra in Comelico (Val Digon). Una prima breve bridge ot- ter-survey condotta nell’autunno 2022 ha consentito di produrre i primi dati certi sul ritorno della lontra in queste zone delle Alpi Venete ( De Nadai et al., 2022). A queste prime informazioni è seguita una lunga serie di approfondimenti condotti con transetti lungo il Fiume Piave e con l’utilizzo di fototrappole, che hanno permesso di estendere i dati verso Sud, quasi fino ai limiti dell’alta pianura veneta in Provincia di Treviso ( Dartora et al., 2023). Fig. 2. La prima lontra foto-trappolata in Veneto nel corso del XXI secolo, ripresa in un punto lontano da siti di marcatura attirandola con pellet di farina di pesce destinati ad alimentare i maggiori avannotti delle troticolture. Foto M. Piccin/Corpo Polizia Provinciale di Belluno (Otter Research Team, 2023; Dartora et al., 2023 ). Fig. 1. Distribuzione storica della lontra in Veneto in base a dati sostenuti da evidenze materiali (da Otter Research Team, 2023). CORPO POLIZIA PROVINCIALE BELLUNO CADORE (M.Piccin) 34 Materiali e metodi Vista la facilità di riconoscimento visivo-ol- fattiva degli spraint utilizzati dalle lontre come marcatura territoriale, la bridge otter-survey di cui si riferisce è stata realizzata con il metodo classico utilizzato dall’ Otter Specialist Group in tutta Europa ( Lapini , 1985; Panzacchi et al., 2011), privilegiando comunque i meto - di utilizzati da Schenekar et al. (2022) in analoghi habitat montano-alpini austriaci. Contestualmente, è stata portata avanti anche la ricerca di segni di presenza della specie (so- prattutto spraint ) lungo le sponde del Fiume Piave e affluenti, accompagnata dall’utilizzo di fototrappole. Sono stati in sostanza utilizzati cinque diversi metodi: – bridge otter-survey (Ricerca di marcature di lontra sotto ponticelli); – camera trapping su sprainting site ( Survey con camera trapping esercitato su sito di marcatura); – random camera trapping survey ( Survey con scelta casuale del sito di camera trapping ); – baited camera trapping survey ( Camera trap- ping con attrattivo); – ricerca di marcature lungo transetti di ar- gine fluviale. Fig. 3. Lutra lutra , probabile maschio giovane. Confluenza tra il torrente Caorame e il fiume Piave, Celarda (Feltre, Belluno). 9 marzo 2023, foto ottenute da F. Dartora tramite camera-trapping sullo stesso sito di marcatura. 35 Fig. 4. Attuale distribuzione della lontra in Ve - neto secondo il sistema cartografico ETRS 10x10 Km. In arancione (dati friulani da Lapini et al., 2020; dati austriaci da Kranz & Polednik, 2020) e grigio (questa indagine) i discreti cartografici positivi alla presenza di lontra; con evidenziati i punti dove sono state registrate le presenze nel corso della nostra survey (cerchio rosso). Come si può vedere, i punti relativi alle riprese fotografiche sono stati subito confermati dall’individuazione di altri spraintig site nelle vicinanze (da Otter Research Team, 2023). Località Quota Comune Data Rilevatore/I Tipo di dato Pian de la Mola (T. Digon) 1477 Comelico Superiore 11/11/2022 Michele Cassol, Gabriele De Nadai spraint T. Ansiei a Ponte di Campo (Cimagogna) 750 Auronzo di Cadore 14/01/2023 Mirco Piccin fototrappola Confluenza Cordevole-Piave 275 Santa Giustina 23/02/2023 Fabio Dartora fototrappola Longano 280 Sedico 04/03/2023 Gabriele De Nadai spraint Maserot 275 Santa Giustina 04/03/2023 Gabriele De Nadai spraint Vincheto di Celarda 224 Feltre 08/03/2023 Fabio Dartora fototrappola Farra di Mel 290 Borgo Valbelluna 13/03/2023 Gabriele De Nadai spraint Farra di Mel 290 Borgo Valbelluna 13/03/2023 Gabriele De Nadai spraint Campo 250 Santa Giustina 26/03/2023 Riccardo Deon spraint Campo 250 Santa Giustina 27/03/2023 Riccardo Deon, Alice De Vecchi spraint Campo 250 Santa Giustina 31/03/2023 Riccardo Deon fototrappola Tab. 2. Dati recenti di lontra ( Lutra lutra ) in provincia di Belluno nel periodo 2022-2023. 36 Risultati e considerazioni preliminari Dalle indagini di cui si è riferito, l’attuale distri- buzione della lontra in Veneto risulta molto più avanzata di quanto finora supposto (De Nadai et al., 2022; Dartora et al., 2023), essendo già discesa dall’alta provincia di Belluno, lungo l’asta del fiume Piave almeno fino alla Riserva Naturale del Vincheto di Celarda (Feltre - BL) (Fig. 3). Di questi sorprendenti risultati merita sottolineare: – La grande estensione dell’area colonizzata dalle lontre, ormai giunte al limite meridionale della provincia di Belluno, in località prospicienti l’alta pianura padano veneta della provincia di Treviso; – L’apparente rapidità dell’espansione, che - a giudicare dai dati disponibili - sembra poter essere riferita ad alcuni anni. Per quanto non esistano molti termini di paragone, è possibile notare che la colonizzazione di aree idonee all’interno dello stesso bacino appenninico è stata molto rapida (valutata in circa 10 Km/ anno da Panzacchi et al., 2011); – La grande efficienza dei metodi utilizzati per i monitoraggi, che si rivelano particolarmente efficaci, soprattutto se utilizzati contempora - neamente e in sinergia da più operatori tra di loro indipendenti; – In base a un anno di ricerche lungo le aste fluviali montano-alpine della provincia di Bel - luno, appare chiaro che la bridge otter-survey ( sensu Schenekar et al., 2022) debba essere estesa a tutte le aree circostanti. Essa va abbinata alla ricerca di sprainting site (siti di marcatura) lungo transetti fluviali lunghi almeno 600 me - tri, come raccomandato da Cassola (1986). Le fototrappole puntate sugli sprainting site così in- dividuati consentono di confermare le presenze già assodate, con immagini capaci di integrare i dati raccolti con notizie sul numero di animali presenti e su eventuali riproduzioni (Fig. 5); – L’utilizzo di fototrappole puntate sui siti di marcatura così individuati ( Camera-trapping su sprainting site ) ha consentito di confermare i dati già ottenuti, aggiungendone altri relativi a conferme fotografiche ottenute su siti non marcati dalla lontra, attirando il predatore con esche commerciali a base di farina di pesce ( pellet per grandi avannotti di salmonidi allevati in impianti ittiogenici); – In questi casi la risposta delle lontre sembra essere stata interessante (si veda la Fig. 2), ma il metodo dovrà essere testato in maniera rigorosa per capire se possa davvero essere utilizzato per ovviare alla carenza locale di sprainting site , che troppo spesso condiziona la resa dei monito- raggi condotti attraverso Bridge Otter-Survey ; – La possibilità di attirare la lontra in siti di ca- mera-trapping sembra dunque possibile anche in luoghi privi di sprainting site , generalmente poco adatti ai monitoraggi tramite Bridge Ot- ter-Survey (Fig. 2). Opportune sperimentazioni statistiche in cam- pagna potranno chiarire le reali possibilità del metodo utilizzato per ottenere la Fig. 2, che pro- mette di superare il maggiore limite delle Bridge Otter-Survey , costituito dalla frequente assenza di sprainting site adatti alla ricerca di marcature, in molti habitat potenzialmente idonei (sponde lacustri/fluviali e paludi prive di siti adatti a essere marcati dalle lontre o a conservare a lungo le loro marcature). La grande e rapidissima espansione della specie nella regione Veneto apre naturalmente nuove prospettive e sfide di tipo conservazionistico, riva - lutando molte aree umide finora poco considerate anche nel quadro della Rete Comunitaria Natura 2000 gestita dalle Regioni attraverso la Direttiva Habitat 92/43 CEE. Vista la situazione in gran parte dell’Italia setten- trionale (Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Ligu- ria, ecc.), fra l’altro ( Giovacchini et al., 2021), è lecito prevedere la ricomparsa della specie in tutte le località storiche note, dove ci si può attualmente attendere una impennata della mortalità da inve- stimento stradale delle lontre, come già avviene nella vicina regione Friuli-Venezia Giulia ( Lapini et al., 2020; Lapini, 2022). 37 In questa prospettiva di rapida espansione, occor- re anche rivedere le strategie di lotta alla nutria ( Myocastor coypus ), che la regione Veneto attua sia Fig. 5 . Lutra lutra . Fiume Piave presso Campo (S. Giustina, Belluno). 31 marzo 2023, foto ottenute da R. Deon tramite ca- mera-trapping su sito di marcatura. mediante l’utilizzo notturno e diurno di armi da fuoco, sia con l’utilizzo di cani da tana ( Dartora et al., 2023). Bibliografia Aldrovandi U., 1637. 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