XXII «Grandi spazi però poco sole Forse senza un comune ideale Eppure, sento che c'è Qualche cosa che vale» —Lucio Battisti/Mogol Ma che la vita sia dopo tutto infingarda e malinconica io l’ho saputo sempre. Quella volta — sono passati diciassette anni — che, in fila al cinema con moglie e figlia (era il tuo compleanno) per il biglietto (adesso, non più biglietteria: tutto elettronico), nel fuoco esatto di un’epifania segretissima eppure anche indiscreta, mi sei comparso un attimo — uno scatto fulmineo, istantaneo subliminale un solo fotogramma uno soltanto nella lunga serie di scatti che compongono una vita, di cui, poi, tanti sono da buttare — erano per l’appunto diciassette gli anni che non ci vedevamo più, ma non ne ho tratto alcun insegnamento: non ci ho visto una storia. Non so spiegarmi, poi, come sia nata — quasi una danza delle api —, invece, per poco quella storia di far finta di non vedersi negli stessi posti frequentati — tu insieme alla tua amante, con un collega io — in quei locali negli stessi orari neanche a farlo apposta — c’è chi la chiama sincronicità —: da lì è venuta fuori tutta un’arte raffinata di attenti evitamenti, precisi, millimetrici, segreti — un algoritmo esatto come quello che sembra guidi i ciechi nel passeggio — fino a finire schiena contro schiena seduti nello stesso ristorante e fu capolavoro: non un solo lampo negli occhi involontario, non un solo sfiorarsi delle spalle. Così, presi per gioco in quella danza silenziosa ed astratta degli spiriti ho colto il senso di quel che accadeva, da un vaticinio che non ricordavo: anche nolenti abbiamo sviluppato una che si può dire, a conti fatti, relazione invisibile come quando, se suona la sirena da qualche parte in Scozia di una fabbrica, in Inghilterra in quello stesso istante per la fine del turno gli operai escono dai cancelli. Ogni gioco, però, funziona solo, se fingi di far finta un po’ di crederci altrimenti è soltanto una finzione; così sul lato lungo della piazza non saprei dire quanti anni dopo — io questa volta, invece, ho mantenuto fisso lo sguardo ad incrociare il tuo quasi in segno di sfida e tu ti sei finalmente tradito — ho vinto! —: hai non so se per fastidio o per disprezzo deviato il passo, volto un po’ lo sguardo: così è andato a puttane tutto quanto. Che ce ne resta? Solo una bugia che sbadato ha lasciato accesa a Djerba qualcuno al davanzale per la notte che si consuma, ardendo, come una preghiera del tutto inascoltata e un refolo di brezza già la spegne: chi si è visto si è visto. E così sia. 24-28 giugno 2025