XLII « ὁ π ερ ὶ τ ῆ ς ἐ π οχ ῆ ς λόγος ἐ στίν , ὡ ς ο ἴ εται Κωλώτης , ἀ λλ ̓ ἕ ξις ἀ νδρ ῶ ν κα ὶ διάθεσις φυλάττουσα τ ὸ ἀ διά π τωτον κα ὶ μ ὴ π ροϊε μ ένη τα ῖ ς διαβεβλη μ έναις ο ὕ τω κα ὶ δυστατούσαις α ἰ σθήσεσι τ ὴ ν κρίσιν μ ηδ ὲ συνεξα π ατω μ ένη τούτοις » —Plutarco Meritavamo almeno un’epochè calibrata con cura, poco ironica sulla goffa ventura di tonfi e di decolli. Avevamo carezzati i minimi dettagli e pure il battito dei giorni e delle notti avevamo ritmato con un’ansia che già tradiva la nostra malattia. Fu come un lampo in noi la smania di rivivere, la voglia di risalire il fiume, di ingaggiare di lì quell’ultima tragicomica sfida alla sfortuna, Ci credevamo allora (durò solo giusto per l’apice svogliato di una nordica augustana calura) e, poi, il tracollo. (fu, però, questo, pensiero a consolarci nel ritorno) in fondo siamo stati tutti sospesi, sospesi dalla vita in quest’assurda tiritera di gesti, come pure sospeso è questo treno a mezz’aria lanciato sopra il fiordo. (sotto il ponte notasti, sbadigliando, un cartello sfondato, senza nomi, proteso al cielo già segnacolo di nulla in lotta contro qualche lacrima di sole). 17 agosto-15 dicembre 1982; 30 giugno 2025