IX a E.D. [ABCD DACB EFG EFG] Forse mi conoscevi più degli altri quando lieve sorriso era il rimprovero vitreo e teso alla mia tempra acerba, quando una cura futile o l’invidia — l’avversaria di sempre — prava insidia intentava al mio umore. Non più scaltri periti del decorso mi riserba ciò che si tesse in me. Ti annovero tuttora tra i miei dei. Grato un larario fondo e privato, avulso mercé i versi dagli insulti del tempo, mi assicura che davvero ho vissuto. Al tepidario dell’oggi, dentro specchi nudi e tersi, di te questa mia inchiesta ancora dura.