VIII a C. V. [ABCB DDBC EEF GGF] In me si inebetisca il fido assenso del simbolo spezzato che distingue tra le repliche mille il proprio doppio, l’altro di sé, se un caso nudo estingue per fatale agnizione quell’immenso visibilio d’attesa. Ti ripenso intangibile impala in groppa a un pingue ostato di savana e già vi accoppio il mio orgoglio virile, quel belluino desiderio di te. Mi annullo chino sul tuo corpo fiorito: per riscontro non ho che un’occasione che saluta per sempre irrimediabile e perduta. Procrastinato ho invano il nostro incontro.