Franco Falco e Autori vari Chi è? Tramandiamo ai posteri coloro che meritano essere ricordati Volume diciannovesimo Narrativa Poesie Edito Associazione Dea Sport OdV Bellona (CE) maggio 2026 Sono dichiarate contraffatte le copie non firmate dall’Editore o da uno degli Autori. Contatti: Associazione Dea Sport ODV via Regina Elena, 28 81041 - Bellona (CE) Telefax +390823966794 +393202850938 c.c.p. 33785874 P.I. 02974020618 Iban: IT79 S076 0114 9000 0003 3785 874 deasportonlus@gmail.com info@deanotizie.it deanotizie@pec.it www.deanotizie.it 2 Dedica Agli eroi che camminano tra noi senza fare rumore, portando il peso del disagio con infinita dignità. A voi è dedicato questo ricordo, perché la vostra storia merita di essere parte del domani Destinaci il 5 X 1.000 dell'Irpef segnalando la Partita Iva 02974020618 A te non costa nulla per noi è tanto perchè ci aiuti ad aiutare 3 Ringraziamenti “La storia di un popolo si scrive giorno dopo giorno, evento dopo evento, persona dopo persona. Non ci accorgiamo che ogni nostro gesto, ogni nostra azione genera, senza volerlo, situazioni tali da de- lineare la fisionomia ed il destino di una comunità e di un popolo. Ogni fatto, piccolo che possa apparire, sarà come un granello di sab- bia che concorre a costruire barriere o come una goccia del mare che, senza saperlo, le demolisce. Ogni tanto, poi, qualche ardito esploratore prova a penetrare nei meandri della microstoria attuale, per meglio comprenderne e farne comprendere, per poterne decifrare ed acquisirne il significato ed i percorsi in atto. Cosicché, nello scorrere caotico e apparentemente disordinato della quotidianità dei fatti narrati, che a prima vista sembrano tracciare li- nee disordinate e sbiadite, come quelle di una matita leggera che via via spariscono alla memoria, assumono via via contorni più netti delineando le forme di un “dise- gno” celato 1 ”. Così scriveva 12 anni fa Giovanni Di Cicco nella Presentazione del I volume della collana Chi è? Tramandiamo ai posteri coloro che meritano essere ri- cordati. Narrativa. Poesie : si concretizzava così una visione onirica che ha portato a 19 edizioni successive fino al 2026, anno che vede l’epilogo della nostra serie uma- nistica, conservata oggi nelle più importanti biblioteche italiane e d’oltrefrontiera, co- me quella del Seminario Diocesano “Maria Mãe da Igreja” di Janaúba, nello Stato Fe- derato di Minas Gerais (Repubblica Federale del Brasile). La rimembranza degli eventi del passato e del milieu socioculturale sono i contenuti della serie editoriale dell’Associazione bellonese “Dea Sport OdV”, un’epitome culturale che vuole mo- strare cronistorie, avvenimenti e protagonisti del tempo addietro. Attraverso modelli preteriti, l’obiettivo è stato quello di portare a conoscenza delle nuove generazioni moniti, spinte, esortazioni e precetti del vissuto di coloro che ben operarono nella lo- ro way of life , il Bìos di vetusta reminiscenza ellenica, il costume degli antecessori ( mos maiorum ) di rievocazione capitolina: la virtus , la pietas , la fides , la maiestas e la gravitas . I tempi moderni necessitano di insegnamenti contro la slealtà e l’arro- ganza, contro le tirannidi e le prevaricazioni: si ha bisogno di probità ed etica, che vengono mostrati nei tomi da esempi concreti di vita vissuta. Come ebbi già modo di ricordare, Cicerone scrisse: “ Historia vero testis temporum, lux veritatis, vita memo- riae, magistra vitae, nuntia vetustatis ” (“La storia è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra della vita, messaggera dell’antichità”). Storia e to- pos locale, corso degli eventi quotidiani, realtà autoctone, ciò permette di conseguire la percezione di legame all’ambito socioculturale del gruppo di appartenenza e vive- re nel miglior modo possibile. Intellettuali di altissimo spessore e rilevanza si sono al- ternati nelle prefazioni dei volumi e le loro firme autorevoli hanno precorso le prolu- sioni sistematiche, gli studi accurati, gli scritti metodici dei vari Autori: Paolo Alba- no, Ersilia Altieri, Peppino Felice, Francesco Fraioli, Andrea Izzo, Giuseppe (Pino) Martino, Paolo Mesolella, Nicolina Migliozzi, Giovanni Nacca, Pasquale Nugnes, Rossana Palmiero, Giovanni Spalice, Antonella Tafuri e Maurizio Zambardi. A tale intellighenzia, tutti amici e sostenitori nel tempo del progetto letterario Chi è? , va il mio sentito ringraziamento e l’abbraccio fraterno di un futuro di ulteriori e più elette soddisfazioni. Oltre 60 anni fa, convinti che la cultura era la compagine etica, la co- esione di condotte e consuetudini, l’archetipo della legalità, decidemmo di “fare cul- tura”, di insegnare ad estirpare le piante velenose dell’illecito e dell’ingiustizia, indi- cando modelli di vita a cui ispirarsi e non arrendersi mai anche di fronte a cadute vor- ticose secondo l’insegnamento della trilogia retorica del De oratore ciceroniano. Eb- bi già modo di redigere che Catone il Censore scriveva nelle Origines : “La ricostru- zione del passato non è un’operazione né puramente scientifica, né retorico-letteraria, ma ha una finalità etica e civile 2 ”, e che lo scrittore toscano Montanelli così vergò: “Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente 3 ”. Anelito antropico di ogni tempo è la conoscenza dell’evo trascorso e delle antiche ge- nerazioni da cui raccogliere doti etiche e intellettuali, poiché “gli insegnamenti del passato possono servire da guida per il futuro 4 ”: il primum movens del mio sogno let- terario è stato l’amore per la terra natia, la sua popolazione originaria, il suo clima in- tellettuale, l’identità territoriale; gli albori dell’ óneiros sono stati faticosi, ma l’eco soddisfacente e motivante, accordando alla dimensione locale condizioni di rinoman- za, indefettibilità e fama imperitura. Nei 19 volumi si leggono le storie di coloro che hanno vissuto nel tempo preterito o che vivono il quotidiano: disagi, privazioni e ri- nunce si intrecciano con le affermazioni e le conquiste della vita. A conclusione del- la collana mi corre l’obbligo di una tabula gratulatoria per rendere i nomi dei circa 200 eccellenti Autori aere perennius Tabula gratulatoria Rachele Addelio - Agata Agadir Di Rubba - Paolo Albano - Luca Antropoli - Salva- tore Antropoli - Antonio Arzillo - Maria Aurilio - Raffaelina Baiano - Livio Barbiero - Antonio Basco - Gilda Bellomunno - Antonio Bonacci - Raffelina Brogna - Maria Bruno - Carmela Buono - Gianluca Buono - Marzia Caccioppoli - Angelo Calabrese - Nikla Cantone - Giuseppina Cantiello - Osvaldo Carluccio - Giannino Carusone - Antonietta Castagna - Gennaro Castaldo - Carla Cattaneo - Stefania Cattaneo - Pas- quale Cervo - Michele Ciccarelli - Martina Ciliberti - Gianni Cimminiello - Giusep- pe Cimminiello - Marianna Ciriello - Carlo Cisbani - Marina Colesella - Teresa Com- passo - Salvatore Coppola - Gaetano Criscione - Domenico Cuccari - Giovanna Cuc- caro - Antonio D’Angelo - Carla d’Aquino Mineo - Pacifica Daniele - Giovanni Del- la Corte - Luigi Della Gala - Velia Delle Fave - Anna Maria De Lucia Ievoli - Nun- zio De Pinto - Franco de Simone - Pasquale De Stefano - Domenico Di Caprio - Ire- ne Di Chiara - Carmela Di Guida - Vincenzo Di Guida - Luigi Di Lauro - Sandro Di Lello - Alfonso Di Nardo - Harry di Prisco - Giuseppe Di Sorbo - Annalisa Falco - Antonia Falco - Enza Falco - Giovanna Falco - Ilenia Faraone - Stefania Ferraioli - Franco Fierro - Margherita Florestano - Francesco Fraioli - Daniel Fusco - Stefania 4 Galiero - Saverio Gentile - Anna Giordano - Pina Giudicianni - Francesca Grisolia - Francesca Guarino - Luigi Guida - Andrea Izzo - Carmine Izzo - Lorenzo Izzo - Me- lania Izzo - Stefano Izzo - Tiziano Stefano Izzo - Ulrico Nicandro Izzo - Giuseppe La- cerenza - Peppino Leone - Michele Letizia - Arturo Lombardi - Jonathan Lombardi - Angelina Luiso - Michele Maddalena - Matilde Maisto - Marinella Malaguti - Maria Mariano - Carlo Marino - Olimpia Marino - Fabiana Martiello - Giuseppe (Pino) Mar- tino - Peppe Martone - Salvatore Massa - Caterina Mastroianni - Grazia Mastroianni - Raffaele Mazzarella - Elio Mercuri - Giuseppe Merola - Paolo Mesolella - Alfonso Misso - Renata Montanari de Simone - Davide Morgera - Immacolata Morra - Maria Musella - Giovanni Nacca - Maria Rosa Nuvoletta - Pietro Orabona - Antonio Paga- no - Antonio Pagliaro - Maria Palladino - Pierfrancesco Palmieri - Rossana Palmiero - Antonio Palermo - Luca Pannone - Anna Parillo - Francesco Parisi - Michele Parisi - Carlo Pascarella - Pompeo Pelagalli - Alberto Perconte Licatese - Giovanna Petruc- celli - Grazia Pettrone - Teresa Piccirillo - Maria Rotonda Picone - Maria Rosaria Pin- to - Michele Pinto - Orsola Giovanna Pinto - Angela Ragozzino - Giulio Rapido Ra- gozzino - Giovanni Razzino - Giovanna Renga - Calogero Restivo - Antonella Ric- ciardi - Lucia Rossetti - Angela Russo - Giuseppe Russo - Maria Immacolata Russo - - Roberto Russo - Rodolfo Russo - Raffaele Sabatino - Adriana Sabato - Antonio Sa- bino - Maria Salerno - Angela Sansone - Giuseppe Santabarbara - Dalida Sarno - Mi- chele Schioppa - Ilaria Scialdone - Rosanna Scialò - Anna Scola - Giuseppe Sgueglia - Lucia Stendardo - Gino Strada - Giuseppe Taddeo - Enza Tamburrino - Gaetano Tamburrino - Viola Tamburrino - Nicola Terracciano - Domenico Valeriani - Franco Valeriani - Maria Grazia Valeriani - Valentina Valeriani - Giovanni Valletta - Teresa Vigliucci - Giuseppe Antonio Violetta - Elvira Zambardi - Maurizio Zambardi - Aldo Zito - Rosaria Zizzo - Michela Zona Franco Falco 1-DI CICCO GIOVANNI, Presentazione , in Chi è? Tramandiamo ai posteri coloro che meritano es- sere ricordati, cur. Franco Falco, Vitulazio (CE), Grafica Sammaritana per l'Associazione Dea Sport Onlus Bellona (CE), dicembre 2014, p.3. 2-FALCO FRANCO, Saluto , in Chi è? Tramandiamo ai posteri coloro che meritano essere ricordati, cur. Franco Falco, Vitulazio (CE), Grafica Sammaritana per l'Associazione Dea Sport Onlus Bellona (CE), giugno 2022, p.4. 3- Ibidem 4-https://www.treccani.it/enciclopedia/futuro_(Enciclopedia-delle-scienze-sociali)/#google_vignette 5 Prefazione La cultura e la memoria non sono territori in cui il tempo scorre in linea retta, ma si avvolge, ritorna, si trasforma. È un paesaggio in cui passato e presente si osservano, si interrogano, si rispondo- no. Ogni epoca eredita ciò che l'ha preceduta, ma non lo accoglie mai in modo neutro: lo interpreta, lo rielabora, talvolta lo conte- sta, altre volte lo reinventa. Gli eventi e i personaggi che abitano questo volume appartengono a questa trama complessa, fatta di continuità e fratture, di memorie che resistono e di intuizioni che aprono nuovi orizzonti. Raccontare donne e uomini che depositano storie e storia significa riconoscere che nulla nasce da un gesto isolato. Ogni opera, ogni movimento, ogni svolta è il risulta- to di un intreccio di relazioni: incontri, influenze, tensioni, dialoghi espliciti o sotter- ranei. La creatività non è mai un atto solitario, ma un processo collettivo, anche quan- do si manifesta attraverso la voce di un singolo individuo. È in questo spazio di con- nessioni che si colloca il lavoro raccolto in queste pagine: un percorso che non si li- mita a descrivere fatti o biografie, ma che cerca di coglierne il senso, di restituirne la profondità, di mostrarne le risonanze. Il merito di Chi è - Tramandiamo ai posteri coloro che meritano essere ricordati sta proprio nella capacità di illuminare tali intrecci. Gli autori non si accontentano di ri- costruire cronologie o di delineare profili: scelgono piuttosto di interrogare i signifi- cati, di esplorare le implicazioni, di mettere in luce come ogni evento culturale sia il risultato di una pluralità di forze, spesso invisibili ma decisive. Ne emerge un pano- rama ricco, sfaccettato, in cui la cultura non appare come un archivio immobile, ben- sì come un campo dinamico, attraversato da conflitti, contaminazioni, eredità e in- venzioni. Viviamo in un tempo in cui la velocità sembra dominare ogni aspetto della vita. Le informazioni scorrono incessantemente, le immagini si susseguono senza tregua, le opinioni si sovrappongono senza sedimentarsi. In questo contesto, la cultura rischia di essere ridotta a superficie, a intrattenimento, a consumo rapido. Eppure, la cultura autentica richiede lentezza: chiede di essere ascoltata, osservata, interpretata. Chiede di essere sottratta alla logica dell'immediatezza per essere restituita alla sua profondi- tà. Il libro invita proprio a questo: a rallentare lo sguardo, a riconoscere che dietro ogni evento c'è un contesto, dietro ogni voce un coro, dietro ogni innovazione una ge- nealogia di tentativi, intuizioni, errori e ripensamenti. Sfogliando queste pagine, il lettore scoprirà come la cultura sia, prima di tutto, un'e- sperienza condivisa. Non appartiene a pochi, non è un territorio riservato: è un bene comune che si costruisce attraverso la partecipazione, l'ascolto, il confronto. Gli even- ti e i personaggi qui raccontati non sono figure lontane, ma compagni di viaggio che ci aiutano a comprendere meglio chi siamo, da dove veniamo e quale direzione vo- gliamo prendere. 6 7 La loro presenza ci ricorda che la cultura non è un lusso, ma una necessità: un modo per dare forma al mondo e per dare senso alla nostra presenza in esso. Questo volume, dunque, non è soltanto un contributo alla conoscenza, è anche un in- vito alla responsabilità. Ci ricorda che la cultura non si eredita passivamente: si co- struisce, si custodisce, si rinnova. È un compito che richiede cura, attenzione, apertu- ra. Richiede la capacità di riconoscere ciò che merita di essere tramandato e, allo stes- so tempo, il coraggio di creare spazi per ciò che ancora non esiste. È un gesto di fe- deltà verso il passato e di fiducia verso il futuro. In un'epoca segnata da trasformazioni rapide e talvolta disorientanti, la cultura può of- frire un punto di orientamento. Non perché fornisca risposte definitive, ma perché in- segna a formulare domande migliori. Non perché garantisca certezze, ma perché in- vita a esplorare la complessità senza timore. Chi è? , con la sua pluralità di voci e di prospettive, rappresenta un esempio concreto di questa attitudine: un laboratorio di idee, un luogo di incontro, uno spazio in cui il pensiero può esercitarsi nella sua for- ma più autentica. La cultura, infatti, non è solo ciò che ereditiamo: è ciò che scegliamo di fare con ciò che ereditiamo. È un processo di trasformazione continua, in cui ogni generazione è chiamata a interpretare il proprio tempo, a confrontarsi con le sue sfide, a immagina- re nuove possibilità. Gli eventi e i personaggi raccontati in questo volume testimo- niano proprio questo movimento: mostrano come la cultura sia un campo di forze in cui si intrecciano memoria e innovazione, tradizione e sperimentazione, radicamento e apertura. Con questo spirito consegno questo volume ai lettori. Che possa essere non solo una raccolta di studi, ma un'occasione di dialogo; non solo un archivio di memorie, ma un invito alla riflessione; non solo un omaggio a ciò che è ed è stato, ma un incoraggia- mento a immaginare ciò che può ancora diventare. Perché la cultura, in fondo, è que- sto: un ponte tra ciò che abbiamo ricevuto e ciò che siamo chiamati a creare. Un pon- te che attraversiamo insieme, passo dopo passo, con la consapevolezza che ogni ge- sto, ogni parola, ogni scelta contribuisce a costruire il mondo che abitiamo. Nicolina Migliozzi 1 1-Docente di Lingua straniera negli Istituti di Istruzione Superiore e Presidente del Museo Virtuale “CALES” di Calvi Risorta. 8 La Piccola Lourdes dei Martini di Visciano di Calvi Risorta Non può e non deve morire La “Piccola Lourdes” di Calvi Risorta è un santuario devozionale realizzato negli an- ni ‘90 per iniziativa del parroco-passioni- sta, P. Bartolomeo Avagliano 1 , guida del- la locale parrocchia San Silvestro Papa. È un luogo che vive grazie all’impegno dei fedeli, mantenendo viva la memoria e il desiderio di preghiera, come omaggio al santuario francese Nel 1996 Padre Bartolomeo, nel giorno della Memoria della Madonna di Lour- des, 11 febbraio, pubblica l’opuscolo “BREVE STORIA DEL SANTUARIO PICCOLA LOURDES DEI MARTI- NI DI VISCIANO DI CALVI RISOR- TA 2 ”, che integralmente si riporta per la sua valenza socio-storico-cronologica. La piccola Lourdes dei Martini di Visciano di Calvi Risorta Nessuno avrebbe immaginato che la collina dei Martini, denominata da tutti ‘la grot- ta’ si sarebbe trasformata in poco tempo in un grazioso santuario! Eppure a voler guardare le cose con spirito soprannaturale, proprio in quel preciso luogo, c’erano le premesse di una fioritura così sorprendente! Specie per le mamme e le nonne, ‘la grotta’ era diventata col tempo luogo di sosta ed anche di preghiera. Era un seme invisibile, ma prezioso! Dopo anni ed anni di lavoro duro, quella colli- na, tempo di assidua coltivazione, era diventata silenziosa. Benito Capezzuto si era ormai limitato a coltivare un pezzetto ma con tanta passione... pomodori..., pepe- roncini, alcuni alberi di fichi... e più su un piccolo allevamento di pulcini con a guar- dia un bel cane pastore. Durante la sosta un pensiero si affacciava prepotentemente alla sua mente... ma per i familiari risultava del tutto strano. Proprio lui, non “uomo di chiesa” avrebbe dovuto mettere una statuina della Madonna di Lourdes di modeste proporzioni ed affatto ar- tistica. Andava avanti con quel pensiero, sempre contraddetto dai familiari. Final- mente arrivò il momento buono. Quel mattino di febbraio del 1992, dopo un ennesi- mo tentativo se ne stava fuori il portone di casa col volto triste. Pur non essendo “uomo di chiesa” s’era sempre distinto nel preparare con grande sa- crificio la batteria per la festa patronale della Madonna delle Grazie... eppoi c’era di mezzo un sogno... aveva sognato la Madonna e quindi sarebbe stato bello costruire un rudimentale altarino proprio dove lui lavorava. Ma per la moglie, buona e affettuosa, bisognava assolutamente abbandonare quel pro- posito. Coincidenza provvidenziale! Esce dalla casa poco distante, la vecchietta “zi Fiorentina” donna veramente devota sempre con la corona del rosario in mano! Dialogo decisivo. Ma che hai Benito con quella faccia da funerale? Niente. Ma come niente? Ma ti senti male? Finalmente Benito si apre. Veramente avevo fatto un pensiero, - E che pensiero? Por- tare la Madonnella che ho sulla finestra, sulla mia terra. Zi Fiorentina immediata- 9 mente gli afferra la giacca con tutte e due le mani e gli dice con una certa solennità: - Questo non è un pensiero tuo, ma dello Spirito Santo. Se tu porti la statuina lassù, io verrò ogni giorno a dire il santo rosario. Benito con questa boccata d’ossigeno rientra nel portone e senza più sentire nessuno afferra la Madonnella e la porta sul terreno. In un’ora preparò il rudimentale altarino ma come se quella statuina fosse una crea- turina viva. C’era anche una piccola quercia che durante il giorno le avrebbe protetto il volto dal sole... eppoi dei fiori... un piccolo vecchio candelabro... alcuni mattoni... Zi Fiorentina restò almeno due ore e piena di fervore incominciò con voce sostenuta a recitare il rosario, attirando l’attenzione di due vecchierelle alle quali si aggiunse una terza... lo spazio era appena sufficiente... così la piccola lampada delle oranti si era accesa e non si sarebbe più spenta! In modo così semplice ebbe inizio il piccolo santuario dei Martini! Ma gli inizi sono sempre difficili, specie se nei disegni di Dio preludono a qualcosa di grande! Le altre persone cominciarono a criticare la devozione di queste donne e speravano che tutto finisse, togliendo la statuina. Da quel febbraio trascorsero, ben sei mesi, quando presi la decisione di verificare di persona come parroco del luogo. Erano gli ultimi giorni di luglio 1992 e in un po- meriggio afoso, per la prima volta mi portai su quella collina. Vi trovai due vecchierelle che pregavano e Beni- to che zappettava il terreno, reso arido per mancanza di pioggia. Osservai... recitai anch’io qualche preghiera e poi senza intenzione di offendere dissi: caro Benito la preghiera è sempre una cosa lodevole... ma la Madonna va trattata diversamente! Benito, senza risentimento e con un grazioso sorriso esclamò: Padre, vuol fare qualcosa? Ed indicando tutta la collina ripeté con una cer- ta solennità... Sono a disposizione. Veramente preso così alla sprovvista mi limitai a rispondere: mi dia un po’ di tempo per riflettere. Confesso che per tre giorni e tre notti mi misi a pensare cosa avrei po- tuto fare. Finalmente arrivai alla conclusione di costruire un bel capitello e dentro vi avrei collocato una bella statua della Madonna di Lourdes. Se ogni tanto, poche persone fossero venute a pregare avrebbero trovato qualcosa di decente! Naturalmente av- vertii immediatamente il mio Vescovo diocesano, Mons. Francesco Tommasiello, esponendo con sincerità qual era il mio proposito. Desideravo solo che quella piccola fiammella di preghiera non si spegnesse! Sua Eccellenza approvò il mio proposito ed in pochissi- mo tempo il Capitello era già pronto. Il giorno 24 agosto, in forma strettamente privata, “summo mane”, portai la bella statua in vetroresina molto espressiva. Mai avrei immaginato che da quel momento la collina dei Martini ogni giorno si sarebbe riempita di fedeli per recitare il 10 Rosario! Sentimmo subito il desiderio di chiedere al padrone della terra vicina, Luigi Caruso, il permesso e grande fu la nostra gioia nel sentire da lui e dalla moglie che quel terreno era della Madonna! Fu necessario creare subito un grande spazio... dare un primo assetto alla strada e co- struire anche un piccolo altare davanti al Capitello. Il 7 ottobre iniziava ufficialmente il cammino di questo piccolo santuario con l’inter- vento di Mons. Vescovo che celebrò la S. Messa e fece un brillante discorso alla pre- senza di circa 2.000 persone. Da allora, fino ad oggi 1996, il gruppo di preghiera si è mantenuto sempre nutrito e costante protetto dal servo di Dio: P. Pio da Pietrelcina, che domina la bella piazza 2 e tutti pregano ogni giorno per la sua sollecita ‘beatificazione 3 ’. Con l’aiuto di molti volontari guidati magistralmente dal car- pentiere Mario Chece che ha qualità di architetto e ingegne- re, con la consulenza dell’ar- chitetto Luca Manzo e con l’aiuto di tantissimi donatori, grandi e piccoli, il santuario si è arricchito di tanti elementi di devozione. La bella Via Crucis e i Misteri del Rosario che conducono dolcemente alla sommità della collina, dove si erge solenne una croce maestosa con Crocifisso molto espressi- vo, rallegrato da una fitta alberazione. Dulcis in fundo... è sorta una bellissima cappella con all’interno la statua della Ma- donna di Fatima e di San Paolo della Croce – fondatore dei Passionisti. Un bellissimo campanile fornito di ben cin- que campane che diffonderanno ogni giorno motivi Mariani ed un grande oro- logio. Nell’interno della Cappella c’è anche un bell’affresco ‘dell’Ultima Cena” del pit- tore Francesco Ciccarelli. La strada di accesso è stata asfaltata ed è debitamente illuminata. Il mio ringraziamento va a tutti special- mente al Sindaco e alla Giunta Comu- nale e in modo tutto particolare a tutti coloro che hanno sostenuto la nascita di questo piccolo santuario. Anche nella costruzione di questo piccolo santuario non è mancata una grande prova. La perdita di un carissimo volontario... il carpentiere Italo Allocca. Una caduta ba- nale proprio nella cappella... causata da una sua leggerezza... ma per chi aveva avu- to altri infortuni la caduta fu fatale. Tutto il paese ne ha pianto la morte e la famiglia è stata veramente esemplare difendendo energicamente la verità ed impedendo che si potesse strumentalizzare l’accaduto. 11 Il ricordo di Italo Allocca rimarrà indelebile nella storia del nostro piccolo santuario. Il giorno 30 dicembre il Vescovo diocesano, Mons. Francesco Tommasiello, con una suggestiva funzione ed un brillante discorso ha benedetto e dato il Titolo a questo luo- go di preghiera “Piccola Lourdes dei Martini di Visciano”. Voglia la Madonna continuare a benedire questo luogo perché i pellegrini che ogni giorno accorrono trovino tanto conforto ed accrescimento di fede!” Dopo 32 anni, purtroppo, accade qualcosa di imprevisto che “violenta” in più parti la sacra struttura. Il 10 agosto 2024 un incendio, quasi certamente di natura dolosa, interessa l’area bo- schiva che “gravita intorno al santuario e si protrae dall’Orto degli Ulivi, passando per il luogo dell’agonia di Cristo, fino a raggiungere la cappella della Madonna di Lour- des e poi, in cima alla collina, la cappella della Croce, dove il Crocifisso è stato bru- ciato dall’incendio e presenta il volto completamente distrutto. Sono stati distrutti e violentati anche la statua della Madonna Addolorata e l’altare. (...) Ora qualche Via Crucis è bruciata, qualcun’altra appare rovesciata o staccata dall’albero. Nella prima cappella, quella della Madonna di Lourdes, (...) all’interno non c’è più nulla. La se- conda cappella, quella della Croce, più in alto sulla collina, è stata completamente di- strutta dal fuoco: il tetto di tegole sfondato, il lampadario che si mantiene lì per mi- racolo, l’altare rotto e il Crocifisso sfigurato, con il volto sofferente di Cristo brucia- to dal fuoco. (...) È stata risparmiata dal fuoco la cappella di Padre Pio, inaugurata da Padre Bartolomeo il 1° ottobre 1992. L’area del santuario sembrava il paesaggio di un paese nordico. Ieri invece è diventato un paesaggio spettrale con strade difficili da percorrere ed un’aria acre di bruciato 4 ”. A seguito di tanto l’intera comunità calena ed in modo particolare quella della par- rocchia San Silvestro Papa, nella quale territorialmente rientra la “Piccola Lourdes”, si sentono ferite spiritualmente, socialmente, civilmente e, sull’onda delle emozioni, sorgono comitati spontanei per ripristinare lo stato dei luoghi della struttura parzial- mente devastata dall’incendio, tanto da indurre Don Michele Chianese 5 , parroco dal 9 luglio 2010 della locale comunità parrocchiale, ad emettere il 14 agosto 2024 un op- portuno e provvidenziale comunicato: “Cari fratelli e sorelle, dispiace a tutti quello che è successo alla cappella più in cima dell’area “Piccola Lourdes” per colpa del- l’incendio di sabato scorso. GRAZIE A DIO nessun danno alle persone! Sento doveroso ringraziare le Forze dell’Ordine, i Vigili del Fuoco, la Protezione Ci- vile, la Comunità Montana di Monte Maggiore, la Polizia Municipale e tutti i volon- tari, che con il caldo estremo di questi giorni e con le temperature infernali dovute agli incendi hanno prestato un grande servizio alla nostra comunità e a quelle limitrofi. GRAZIE a quanti si sono fatti vicini in questi giorni con tantissimi messaggi, telefo- nate, post sui social, mostrando la loro solidarietà e disponibilità per una futura rico- struzione. Siete persone meravigliose. Sento, però, il dovere di rassicurare un po’ tutti perché ‘lo sconcerto’ di fronte a que- sto scempio ‘non generi confusione’. La cappella distrutta sarà ripristinata: statene certi! Occorre, però, fare tutto nella ‘legalità’. I terreni sul quale sono edificate le cappelle della ‘Piccola Lourdes’ NON appartengono alla parrocchia San Silvestro Papa, bensì a singoli cittadini per ora non reperibili in Italia: questi, pertanto, non mi autorizza quale legale rappresentante, a fare nessun tipo di intervento in totale autonomia (né di messa in sicurezza, né di ripristino). 12 In collaborazione con le autorità competenti si sta valutando il da farsi e il come far- lo; vi prego, pertanto, di rispettare questo stato di fatto e a NON PRENDERE NES- SUNA INIZIATIVA PERSONALE. (...) L’area della ‘Piccola Lourdes’ interessata dall’incendio è una ZONA INTERDETTA dalle Forze dell’Ordine a causa del pericolo di eventuali crolli di parte residue di quel che rimane del tetto. Siamo invitati a rispettare questo divieto e a scoraggiare le visi- te al sito interessato (soprattutto da parte di bambini e minori). Non vogliamo che do- po il danno si verifichi anche qualche beffa. (...) Resto a disposizione per qualsiasi informazione, chiarimento, eventuale coordina- mento di lavoro di ripristino, e quanto altro mi compete e di cui possiate aver biso- gno”. Sulla scorta di tanto si vuole sperare che l’intera sacra struttura ritorni, quando prima, ad essere agibile quale luogo di fede e di spiritualità ove i cittadini caleni, e non so- lo, hanno trovato dal 1992 serenità, conforto, fiducia e pace sia spirituale che corpo- rale. Se così non fosse sarebbe un’offesa, non di poco conto, per i cittadini del rione Martini, della frazione Visciano, dell’intero comune di Calvi Risorta e del vasto cir- condario ed in modo particolare per coloro che sono stati i principali artefici del “mi- racolo” della realizzazione della sacra struttura e del suo progressivo ampliamento, nonché della sua complessa e impegnativa manutenzione e cura: Padre Bartolomeo, Benito Capezzuto, Luigi Caruso, Italo Allocca, Mario Chece, Luca Manzo. Si faccia di tutto perché la “Piccola Lourdes dei Martini di Visciano di Calvi Risorta” non può e non deve morire! Andrea Izzo Note 1-Al secolo Mario Avagliano, Bacoli 19.10.1919 – Calvi Risorta 29.10.2012. Entra all’età di venti anni nella Congregazione dei PP. Passionisti di San Paolo della Croce; frequenta il corso di Filosofia e Teologia e si specializza in Teologia Dogmatica alla Pontificia Facoltà “Angeli- cum” di Roma; riceve l’ordinazione sacerdotale il 15 luglio 1944 e dei suoi 68 anni di Ministero ben 50 li spende a Calvi Risorta e per Calvi Risorta (Docente e Direttore della Scuola Apostolica, Supe- riore della comunità conventuale, parroco per trent’anni, 1977-2007, della parrocchia San Silvestro Pa- pa, nella quale realizza un centro parrocchiale: oratorio, incontri culturali e sportivi, attività ricreative e culturali. Ritorna alla Casa del Padre il 29 ottobre 2012. Il 25 aprile 2016 la Comunità passionista e la cittadi- nanza nel piazzale della chiesa parrocchiale San Silvestro Papa collocano un artistico bassorilievo rea- lizzato dallo scultore Professore Nicola Migliozzi che lo riproduce su pietra lavica unitamente alle sue tante opere benefiche. La Commissione toponomastica del Comune di Calvi Risorta il 9 maggio 2023 ha inoltrato proposta scritta e motivata al Sindaco per intitolargli la piazza retrostante la “sua” chiesa parrocchiale; 2-Bartolomeo Avagliano, Breve Storia del Santuario PICCOLA LOURDES dei Martini di Visciano di Calvi Risorta, Tipografia Izzo, Sparanise, 1996; 3-Beatificato il 22 maggio 1999 e canonizzato il 16 giugno 2002 da Papa Giovanni Paolo II; 4-Paolo Mesolella, Calvi Risorta - Il Santuario della Piccola Lourdes violentato, in Dea Notizie, Bel- lona, 12 agosto 2024; 5-Nato ad Aversa 01.06.1977; Ordinato presbitero il 23.06.2001; Laureato in Teologia; Rettore del se- minario diocesano di Teano; Membro del Consiglio presbiterale diocesano; Incaricato per la Pietà po- polare presso l’Ufficio liturgico diocesano; Vicario della Forania di Calvi (Calvi Risorta, Rocchetta e Croce, Sparanise, Francolise, Pignataro Maggiore, Giano Vetusto, Pastorano, Camigliano). 13 Nascita al Cielo di Aurora Pacini prima ballerina del Teatro San Carlo di Napoli Confortata dall'affetto dei suoi cari, all'età di 90 anni, venerdì 9 gennaio 2026, nella propria abitazione in Castel Campagnano (CE), è nata al Cielo la Signora Aurora Pacini, vedova Gaetano Bellomunno e madre della nostra giornalista del DEA Notizie Gil- da Bellomunno. Hanno annunciato la sua dipartita le figlie, il ge- nero, i nipoti, la pronipote ed i familiari tutti. La vicinanza, del no- stro Direttore di testate del DEA Notizie Francesco Falco, Vicedi- rettore Domenico Valeriani, corrispondenti e componenti la Reda- zione, a quanti soffrono la perdita della cara Aurora, in particolare le figlie Gilda e Claudia, il genero Amedeo, i nipoti Gio- vanni, Gaetano e Vincenzo e pronipote Ginevra. Il Prof. Mariano Fre- se, Sindaco Emerito del Comune di Castel Campagnano, così si è espresso: "Nell'inviare alla cara amica Dott.ssa Gilda le condoglianze per la dipartita della mamma, Signora Aurora Pacini, mi vengono in mente tanti ricordi che La riguardano. La Signora Aurora appartiene ad una famiglia storica di Castel Campagnano: il papà, don Alberto, era un ottimo pittore (di- versi suoi quadri riproducono scorci di Castel Campagnano) ed è stato un personaggio pubbli- co di spicco a Castel Campagnano; la mamma, Signora Elettra, è stata ostetrica condotta a Castel Campagnano fino agli inizi del 1943. La Signora Aurora, a sua volta, è stata un'ottima ballerina di danza classica, prima ballerina del Teatro San Carlo di Napoli e ricordo con piacere una sua esibizione e vincita insieme al ballerino Roberto Muzio alla trasmissione condotta da Enzo Tortora "Primo Applauso" al Teatro Mediterraneo di Napoli, domenica 18 novembre 1956 dove tra la giuria partecipò Eduardo De Fi- lippo. Ma la cosa più importante che voglio sottolineare è che la Si- gnora Aurora, così come il marito Gaetano Bello- munno e tutta la sua famiglia, è sempre stata lega- tissima a Castel Campagnano ed ai campagnesi. Di nuovo condoglianze alla cara Gilda e alla sua fa- miglia". Il regista e socio dell'Associazione Arte e Cultura, Raffaele Donato, così scrive: "Carissima Gilda, ti mando anch'io le più sentite condoglianze e un grande abbraccio. Le parole di Mariano hanno risvegliato in me tanti ricordi. Per noi ragazzi tua madre Aurora era una bellezza mitica, la fata turchina apparsa d'incanto da un quadro di tuo nonno. Aurora si porta via un momento magico della nostra vita, della nostra storia e dei nostri sogni. Ma le fate non muoiono mai....". 14 In ricordo del pittore Alberto Pacini Alberto Pacini nasce a Livorno il 19 marzo 1899 da Giovan- ni (tipografo e correttore di bozze in ebraico) e da Filomena Noccioli. Vive e cresce nel quartiere Ardenza vicino all'Acca- demia Navale di Livorno, con la sorella minore Alberta. In- terrompe gli studi a sedici anni per arruolarsi volontario nella Grande guerra del 1915 - 1918. terminato il Conflitto mon- diale rientra a Livorno e completa gli studi artistici. Nel 1926, si trasferisce a Napoli e lavora nella Mostra d'Oltremare in- sieme al pittore ed affreschista di casa Savoia, Clemente Ar- neri. Non si nasconde la bontà del Maestro Arneri e della mo- glie Rosa De Martino nell'ospitare gli allievi a casa loro per lavorare nello studio ma anche per assicurare loro un pasto. Frequentando casa Arneri, ritrovo di artisti, Al- berto Pacini, conobbe la nipote acquisita del Maestro Clemente, Elettra Ferrero, figlia di Alfonso che terminò gli studi in ostetricia presso l'Istituto Bianculli di Napoli. Co- sì tra i due iniziò una lunga storia d'amore. Quando Elettra terminò gli studi in oste- tricia presso l'Istituto Bianculli di Napoli, nel 1927 ebbe la condotta nel paese di Ca- stel Campagnano che all'epoca faceva parte della provincia di Benevento (oggi Ca- serta), e decise di portare con sé i nonni, Clemente e Rosa, da Napoli per non lasciar- li soli. Così, il Maestro Clemente Arneri si trasferì a Castel Campagnano, dove visse gli ultimi anni della sua vita, con la compagna Rosa De Martino, Alberto Pacini ed Elettra Ferrero, dal 1927 al 1934. Si tramanda da testimonianze di famiglia che il Maestro Clemente Arneri dipinse, nel letto di morte, una tempera raffigurante Pom- pei e chiese ad Alberto Pacini come fosse venuto il quadro, quindi girando il capo, spirò, era il 1934. Molte delle opere del Maestro Arneri sono gelosamente custodite dalla nipote Aurora Pacini e dalla pronipote, Gilda Bellomunno, tra cui l'ultima tem- pera nella raffigurazione di Pompei. Attualmente, il Maestro Clemente Arneri, Alber- to Pacini, Rosa De Martino, Elettra Ferrero e Aurora Pacini riposano nel cimitero co- munale di Castel Campagnano in provincia di Caserta, paese che li ha accolti con amore. Su proposta del Ministro per la Difesa, ai sensi dell'art. 4 della legge 18 mar- zo 1968 n. 263, per riconosciuti meriti combattentistici, con Decreto n. 11028 in da- ta 21.07.1969, il Presidente della Repubblica, conferì ad Alberto Pacini l'onorificen- za di "Cavaliere" dell'Ordine di Vittorio Veneto ed infine il Consiglio comunale della Città di Vittorio Veneto, con deliberazione in data 4 novembre 2017, nel Centenario della Grande Guerra, ha conferito alla memoria di Alberto Pacini, la Cittadinanza Onoraria di Vittorio Veneto. Il Nostro nasce al Cielo il 5 gennaio 1990 e ci piace ri- cordarlo nel 36° anniversario della sua dipartita. Maria Grazia Valeriani 15 Peppino De Lucia Il Battito di una Comunità Memoria, Impegno e Visione di un Uomo del Popolo Peppino De Lucia non era solo un nome tra i registri di Calvi Risorta , ma un punto di riferimento per chiunque cercasse un consiglio, un aiuto o una direzione. La sua fi- gura si stagliava come quella di un "architetto sociale": un uomo capace di progettare ponti dove altri vedevano muri. La sua dedizione non conosceva orari; il suo uffi- cio era la strada, le sedi associative e, infine, il mondo di- gitale. Per Peppino, l'associazionismo non era un passatempo, ma una necessità civile. Ha guidato e sostenuto realtà che hanno tolto i giovani dalla strada e dato voce agli anziani. Peppino ha capito che l’identità di un paese si difende an- che documentandone la storia quotidiana online, creando un archivio vivente di tradizioni e attualità. Cinque anni fa, il destino di Peppino si è intrecciato con la tragedia globale della pandemia. La sua scomparsa non è stata solo un lutto privato, ma una perdita collettiva che ha strappato alla comunità una delle sue difese più forti. Ricordare lui significa oggi tenere acceso un lume per tutte le famiglie di Calvi Ri- sorta che hanno sofferto in quel periodo. Peppino è diventato, suo malgrado, il sim- bolo di una generazione che ha lottato fino all'ultimo respiro per il bene comune. La grandezza di un uomo si misura da ciò che continua a crescere dopo di lui. L'ere- dità di Peppino si ritrova in tre pilastri: 1-La Solidarietà: l'invito costante ad aiutare il prossimo senza chiedere nulla in cam- bio; 2-Il Senso di Appartenenza: l'orgoglio di essere caleni e la voglia di valorizzare le pro- prie radici; 3-La Continuità: questa pagina, le associazioni ancora attive e il fermento culturale del paese sono il frutto dei semi che lui ha piantato. "Non muore mai chi vive nel cuore di chi resta. Peppino è ancora qui: lo sentiamo nei passi di chi si impegna per il sociale, di chi legge questa pagina e nel sorriso di chi, ricordandolo, ritrova la forza di fare qualcosa per gli altri". Lettera a Peppino: Il seme che continua a fiorire Caro Peppino, sono passati cinque anni, eppure sembra ieri che la tua voce risuonava tra le strade di Calvi Risorta. Cinque anni da quel silenzio improvviso che ha gelato i nostri cuori, in 16 un tempo in cui il mondo intero sembrava fermarsi, ferito e smarrito. Oggi non vogliamo però ricordare solo l'assenza. Vogliamo parlare con te, come fa- cevamo un tempo, per dirti che nulla di ciò che hai seminato è andato perduto. Ti vediamo ancora lì, dietro l'obiettivo di una macchina fotografica o chino su una ta- stiera, intento a dare forma a questa pagina che oggi ci ospita. L'avevi pensata come un ponte, un modo per accorciare le distanze, e non potevi sapere quanto quel "pon- te virtuale" sarebbe diventato vitale per noi quando le porte delle nostre case sono ri- maste chiuse. Sei stato un pioniere, Peppino: hai capito che la tecnologia, se usata con amore, può diventare l'anima di una comunità. Ma il tuo impegno non era solo nei bit e nei pixel. Era nel sudore speso per le asso- ciazioni, nell'entusiasmo con cui trascinavi gli altri nei tuoi progetti, nella tua capaci- tà di essere pilastro e motore allo stesso tempo. Ci hai insegnato che "fare sociale" non è un titolo da esibire, ma un servizio silenzioso e costante verso il prossimo. In questi cinq