Napoli da capitale a periferia Archeologia e mercato antiquario in Campania nella seconda metà dell’Ottocento Italo Iasiello Università degli Studi di Napoli Federico II Clio. Saggi di scienze storiche, archeologiche e storico-artistiche 18 Italo Iasiello Napoli da capitale a periferia Archeologia e mercato antiquario in Campania nella seconda metà dell’Ottocento Federico II University Press fedOA Press Comitato scientifico Francesco Aceto (Università degli Studi di Napoli Federico II), Francesco Barbagallo (Univer- sità degli Studi di Napoli Federico II), Roberto Delle Donne (Università degli Studi di Napoli Federico II), Werner Eck (Universität zu Köln), Carlo Gasparri (Università degli Studi di Na- poli Federico II), Gennaro Luongo (Università degli Studi di Napoli Federico II), Fernando Marías (Universidad Autónoma de Madrid), Mark Mazower (Columbia University, New York), Marco Meriggi (Università degli Studi di Napoli Federico II), Giovanni Montroni (Università degli Studi di Napoli Federico II), Valerio Petrarca (Università degli Studi di Napoli Federico II), Anna Maria Rao (Università degli Studi di Napoli Federico II), André Vauchez (Université de Paris X-Nanterre), Giovanni Vitolo (Università degli Studi di Napoli Federico II) © 2017 FedOAPress - Federico II University Press Università degli Studi di Napoli Federico II Centro di Ateneo per le Biblioteche “Roberto Pettorino” Piazza Bellini 59-60 80138 Napoli, Italy http://www.fedoapress.unina.it/ Published in Italy Prima edizione: dicembre 2017 Gli E-Book di FedOAPress sono pubblicati con licenza Creative Commons Attribution 4.0 International Napoli da capitale a periferia : Archeologia e mercato antiquario in Campania nella seconda metà dell’Ottocento / di Italo Iasiello – Napoli : FedOAPress, 2017. – (Clio. Saggi di scienze storiche, archeologiche e storico-artistiche ; 18) 552 pp. ; 24 cm Accesso alla versione elettronica: http://www.fedoabooks.unina.it ISBN: 978-88-6887-022-5 DOI: 10.6093/978-88-6887-022-5 ISSN: 2532-4608 5 Indice Premessa 9 Ringraziamenti 13 Nota sulle trascrizioni dei documenti d’archivio 15 1. Problemi di metodo 19 1.1. Intersezioni disciplinari 19 1.2. Gli indicatori economici: valori, stime e valutazioni 24 2. Archeologia e mercato fra Regno delle Due Sicilie e Italia unita 29 2.1. Cultura antiquaria e mercati dell’arte nella Napoli borbonica 29 2.1.1. I ‘negozianti’ di antichità a Napoli 29 2.1.2. Sotterfugi ed inganni del commercio antiquario napoletano 33 2.1.3. Gli studiosi ed il mercato delle antichità 37 2.2. L’amministrazione borbonica degli scavi 45 2.2.1. Il bilancio del 1858 45 2.2.2. Le innovazioni metodologiche degli scavi di Pompei 46 2.2.3. Il personale degli scavi ed il gabinetto fotografico di Pompei 52 2.2.4. 1860: l’anno del trapasso 59 3. Le istituzioni culturali nella trasformazione dello Stato 71 3.1. La coesione sociale e politica della nuova classe dirigente 71 3.1.1. Politica e cultura nell’esperienza di Giuseppe Fiorelli 71 3.1.2. L’Officina Simbolica “Libbia d’oro” 75 3.2. La riorganizzazione del Museo e degli Scavi 83 3.2.1. La nuova pianta organica del Museo e degli Scavi 83 3.2.2. Il riordino del Museo Nazionale 89 3.3. La riorganizzazione degli studi 92 3.3.1. Un’alleanza strategica con l’archeologia germanica 92 3.3.2. Il rinnovamento dell’Accademia e dell’Università 111 3.3.3. La Società di Storia Patria e le Commissioni conservatrici 124 6 4. Le trasformazioni post unitarie del mercato antiquario 135 4.1. I rivolgimenti del mercato: scavatori, collezionisti e mercanti 135 4.1.1. Soldati e collezionisti nel Sud in guerra. Il caso della Legione Ungherese 135 4.1.2. Pompei, Cuma, Paestum: l’interesse scientifico per la Campania dopo l’Unità 136 4.1.3. Alessandro Castellani a Napoli 138 4.1.4. La società di scavo Tyszkiewicz, Bovet e Gibot 169 4.1.5. Gli scavi del principe Odone 176 4.1.6. Gli scavi di Paestum e la collezione del marchese di Salamanca 182 4.1.7. Cales e gli altri scavi Salamanca e Santorelli 200 4.2. Le antichità campane fra studio e compravendita 221 4.2.1. I poliedrici interessi di Giuseppe Novi 221 4.2.2. Le collezioni dell’abate De Criscio 232 5. Mutamenti socioeconomici del mercato dell’antico 245 5.1. Lo scenario sociale delle metamorfosi del gusto 245 5.1.1. L’interesse dei grandi musei verso i materiali dalla Campania 245 5.1.2. Le trasformazioni dell’archeologia e le reazioni del collezionismo 250 5.1.3. Il turismo in Campania e l’esperienza della visita a Pompei 271 5.2. Napoli, Roma, Parigi: trasformazioni del mercato ed aste di antichità 295 5.2.1. Il commercio napoletano di antichità fra anni ’70 e ’90 296 5.2.2. Roma come terminale dei materiali campani 307 5.2.3. Il conte Tyszkiewicz e la Campania 313 5.2.4. Copie e falsificazioni delle antichità campane 315 5.3. L’irrompere del mercato americano 319 5.3.1. La forza economica delle collezioni statunitensi 319 5.3.2. Il rischio dei falsi 321 6. La Campania immaginata: storia onirica del Golfo di Napoli 325 6.1. L’identificazione emotiva con gli antichi 325 6.2. Axel Munthe a San Michele 327 6.2.1. Risonanze oniriche a Villa San Michele 327 6.2.2. La concretezza del mercato: spedizioni da Roma per Villa San Michele 335 6.3. Evocazioni dell’antico fra Napoli e Roma 341 7. Il mercato delle antichità in Campania a cavallo del nuovo secolo 347 7.1. Scavo archeologico e mercato antiquario nel Napoletano 347 7.1.1. Le frequentazioni internazionali di Capri 347 7 7.1.2. L’aggressione ai Campi Flegrei 352 7.1.3. Scavi e scandali nell’area vesuviana 356 7.2. Il mercato antiquario nelle province della Campania 363 7.2.1. Domenico Papa e le antichità di S. Maria Capua Vetere 363 7.2.2. Le antichità del Salernitano nel commercio antiquario 370 7.2.3. Recuperi sporadici dal Beneventano 374 7.3. I commercianti romani in Campania 377 7.3.1. Le attività degli Jandolo 377 7.3.2. Borghi e Barsanti fra Lazio e Campania 385 7.3.3. La Ditta Marinangeli 389 8. Istituzioni e mercato agli esordi del Novecento 393 8.1. Polemiche e nuovi assetti per il Museo di Napoli 393 8.1.1. Le polemiche sulla direzione De Petra e Pais 393 8.1.2. La polemica sulla Pinacoteca 403 8.1.3. Gli esiti delle polemiche ed i nuovi assetti della Soprintendenza 410 8.2. Il problema della tutela e le reazioni del commercio 423 8.2.1. Il rapporto Palumbo 423 8.2.2. Le statistiche sulle esportazioni 429 8.2.3. Il dibattito sulla tutela 432 8.3. Leonard Woolley in Campania 438 8.3.1. Lo scavo delle Terme di Teano 441 8.3.2. L’esplorazione della Civita di Serino 454 8.3.3. La mappatura delle eruzioni ad Ercolano 456 8.3.4. Il progetto di scavo a Cuma 458 8.3.5. Il rilievo da Pozzuoli 461 8.4. Funzionari sotto attacco: le polemiche su Ettore Gabrici 467 8.4.1. Lettere anonime e attacchi sulla stampa 468 8.4.2. L’attività istituzionale di Gabrici 472 Appendice documentaria 475 Bibliografia 485 9 Premessa Nell’ultimo decennio è stato posto da più parti il problema politico di come gestire al meglio il grande patrimonio dei Beni Culturali italiani. I diversi ap- procci seguiti e le riforme che ne sono scaturite hanno prodotto un dibattito serrato sia sul piano politico che tecnico, coinvolgendo anche il grande pubblico sui temi della “valorizzazione” ma anche del mercato di questi beni. In questa situazione è auspicio recentissimo, in lavori dall’approccio giornalistico rivolti al pubblico colto, che si moltiplichino studi e conoscenze sul fenomeno storico del collezionismo e del mercato dell’arte 1 . Alla necessità di analizzare i fenomeni avvenuti nel tempo, per comprenderli e ripensare al presente, si affianca così la necessità scientifica di ricostruire un quadro complessivo che dia senso alle di- spersioni dei contesti antichi ed alle migrazioni dei materiali archeologici. La prospettiva prescelta dal presente lavoro è quella del territorio campano, che ha svolto un ruolo fondamentale nella conoscenza e nella diffusione delle antichità, quando nel corso del Settecento la stessa Casa Reale di Napoli pote- va identificarsi con le grandi scoperte archeologiche del Regno 2 , ma che dopo l’Unità d’Italia e nel pieno della trasformazione della scienza dell’Antichità, ha dovuto necessariamente ricalibrare le proprie gerarchie di valori ed i propri ap- procci pragmatici, riposizionandosi anche nella diversa realtà economica di uno Stato più vasto. Se per il periodo del Regno delle Due Sicilie si dispone ora dell’ottimo studio di Andrea Milanese 3 , per la transizione successiva, sino alla prima efficace legge di tutela italiana agli albori del Novecento, il quadro appare ancora troppo fram- mentario, per la presenza di molteplici tensioni e protagonisti in un contesto, al tempo, politicamente fluido. È così sembrato opportuno affrontare questa tema- tica non solo nei suoi esiti normativi o economici, ma nella globalità di un feno- 1 Isman 2017, 14 s. 2 Allroggen-Bedel 2008, part. 64 s. 3 Milanese 2014. Napoli da capitale a periferia 10 meno culturale e di una prassi di mercato, laddove i diversi orientamenti hanno trovato echi nella stampa e nel sentire comune di uomini colti e collezionisti, come nel dibattito più propriamente scientifico e nelle stesse politiche di gestione, a tutti i livelli, delle questioni archeologiche campane, nel tentativo di compren- dere il contesto dell’epoca in cui si svolsero queste vicende, senza la distorsione di giudizi moraleggianti, che non appartengono alla storiografia, ma analizzando le contrastanti posizioni e azioni dei diversi protagonisti di quel mondo. Nella nuova situazione politico-istituzionale se pure il governo di Torino sen- tì di doversi confrontare da subito con la notevole eredità artistica che costituiva il lascito culturale degli stati preunitari, come del resto ribadiva Giovanni Batti- sta Cavalcaselle nella sua memoria del 1863 4 , permanevano ancora tuttavia forti remore ad un intervento troppo marcato. Difatti, se mancò dopo l’Unità una decisa azione di tutela sui Beni Culturali, le cui conseguenze si fecero presto sen- tire, questo fu anche il portato di una forte esigenza di salvaguardia delle libertà e delle proprietà personali, garantite dallo Statuto Albertino, da parte della classe dirigente di allora che si era scontrata con gli arbitri dell’assolutismo 5 , combinata con le opportunità politiche di preservare gli interessi, anche in campo artisti- co, delle grandi potenze patrocinatrici e garanti dell’Unità nazionale dell’ancora fragile Stato italiano. Emblematico in questo senso il ruolo svolto da Sir James Hudson, ministro plenipotenziario del Regno Unito presso il governo sabaudo, grande fautore dell’Unità italiana e sostenitore della politica di Cavour, ma anche “agente” delle istituzioni museali pubbliche inglesi e ancor più procacciatore di opere e opportunità d’acquisto per i privati collezionisti del proprio Paese 6 . Si do- veva aspettare così il montare crescente dell’orgoglio nazionale 7 , costruito anche sulla consapevolezza di una storia condivisa e sulla salvaguardia delle testimo- 4 Riguardo alla necessità che il governo nazionale rispondesse anche a questi suoi nuovi ob- blighi cfr. le parole di Giovanni Battista Cavalcaselle nella memoria ripresa in Emiliani 1973, 1626. Sulle diverse redazioni di questa memoria: Levi 1988, 313-318. 5 Si veda al riguardo il capitolo sulla “difficile unità” in Settis 2010, 110-122, con la scansione del non facile percorso verso la promulgazione nel 1909 della prima legge di tutela di una qual- che efficacia. 6 Per un esame complessivo della figura di James Hudson (1810-1885), ambasciatore a Torino dal 1852 al 1863 e poi ritiratosi a Firenze, v. ora Greppi – Pagella 2012. In particolare per i suoi interessi artistici e l’opera svolta a favore della National Gallery, del South Kensington Museum e del mercato collezionistico: Avery-Quash 2012, Giacomelli 2012 e Baiocco 2012. 7 Sino a quegli eccessi cui potevano più facilmente trascinare i tragici momenti della Grande Guerra: cfr. Romagnoli 1917. Premessa 11 nianze materiali di quel passato, da parte di un ceto piccolo borghese che andava progressivamente guadagnando diritti ed entrava nel corpo elettorale giocandovi un ruolo sempre più marcato 8 Nonostante le difficoltà, la tradizione culturale del centro sud d’Italia conti- nuò a svolgere un proprio decisivo ruolo anche dopo l’Unità, sia perché le strut- ture amministrative dell’archeologia del Paese, a partire dalla Direzione Centra- le, si trovarono spesso ad essere gestite da uomini che erano espressione proprio di quella tradizione culturale, sia perché, in assenza di provvedimenti legislativi dedicati, per poter tentare di controllare in qualche modo il mercato l’Ammini- strazione dovette ricorrere all’escamotage di richiamare in vigore la legislazione di tutela degli Stati preunitari relativamente ai rispettivi territori. Il risultato per certi aspetti paradossale è che pertanto la Direzione delle Antichità e Belle Arti doveva riconoscere come ancora esistenti e giuridicamente validi i confini degli Stati preunitari, disciolti nel 1861 con la loro fusione nel Regno d’Italia, appog- giandosi, laddove utile, alle singole legislazioni di quegli Stati. In particolare, per quanto riguarda più direttamente l’ambito della ricerca, l’Editto Pacca per i territori appartenuti agli Stati Pontifici e gli Editti Ferdinandei per i territori un tempo compresi nel Regno delle Due Sicilie. Decisione necessaria, in assenza di una elaborazione legislativa che tardava a prender forma, ma che nasceva da un compromesso normativo e politico di per sé debole, e che difatti fu talora soc- combente dinanzi ai ricorsi alla magistratura da parte dei proprietari dei beni 9 Il contesto romano da un lato e quello campano dall’altro risultano per- tanto essenziali per comprendere adeguatamente motivazioni, linee di sviluppo, adattamenti e reazioni a quel sistema delle Antichità e Belle Arti in costruzione, travalicando per la propria rilevanza i limiti regionali ed assumendo in questa 8 L’allargamento del corpo elettorale si avviò solo dal 1882, e poté avere fra i suoi effetti imme- diati anche quello di incentivare la pratica del “trasformismo” nella classe dirigente nazionale (Chiarini 2003, 58), e quindi una certa irresolutezza, ma è comunque un dato di fatto che a partire proprio dagli anni ’80, e più ancora negli anni ’90 dell’Ottocento si sia accentuato il dibattito pubblico a favore o contro una legge di tutela, con la pubblicazione di tanti pamphlet, rivolti ad un pubblico più ampio: ad esempio cfr. Barellini 1892. 9 Emiliani 1973, 1639-47 cfr. 1621 s., mostra come nel dibattito giuridico del tempo agli esem- pi classici offerti dal diritto romano potevano rifarsi tanto i sostenitori di una libertà di attività privata, che nelle normative di tutela riconoscevano un’azione coercitrice nei confronti di cit- tadini resi non più uguali rispetto alla legge ed una limitazione protezionistica alle attività eco- nomiche, quanto i sostenitori di una concezione di possesso comune dell’arte, con una conse- guente pubblica gestione che limitasse in tal senso i diritti del privato possessore o della Chiesa. Napoli da capitale a periferia 12 fase un valore esemplare decisamente nazionale. Se della storia del dibattito sulla tutela in Italia molto si è ricercato e molto si è meritoriamente pubblicato in anni recenti, quello che appare tuttavia ancora come un vuoto nella bibliografia scien- tifica è la comprensione, condotta sui documenti, della situazione in cui versava il patrimonio culturale nei non facili anni dall’Unità sino alla promulgazione della legge per le antichità e le belle arti attraverso i diversi contesti locali 10 , e mas- sime in una regione come la Campania, particolarmente rappresentativa per il ruolo da sempre svolto nella stessa percezione dell’antico 11 , e che ancora ai primi dell’Ottocento poteva porsi come un “laboratorio” della scienza archeologica in costruzione 12 . Questa indagine, che investe le strutture della Pubblica Ammini- strazione, ma anche le aspettative del collezionismo, le trasformazioni del gusto e le reazioni del mercato, permette di approcciarsi ad una parte della più generale storia culturale italiana in un momento di profonda trasformazione istituzionale, con la creazione del nuovo Stato, quando le discipline storiche potevano costitui- re, allora come in tutti i momenti di crisi, tanto il referente per una cementifica- zione identitaria della nazione, quanto una ragionevole base di disaccordo. 10 Al riguardo v. Troilo 2005, con una notevole messa a punto della situazione nell’Italia cen- trale. 11 Mi sia consentito, a titolo d’esempio e per un periodo precedente alle clamorose scoperte vesuviane, il riferimento al collezionismo antiquario napoletano in epoca moderna presentato in Iasiello 2003. 12 Così, opportunamente, Le Bars 2007. 13 Ringraziamenti Questo lavoro rielabora una ricerca di Dottorato in Archeologia e Storia delle Arti discussa presso l’Università di Napoli “Federico II”. Devo principalmente a Carlo Gasparri l’aver creduto in questa ricerca, l’averla seguita ed appoggiata. Consigli e stimoli sono continuamente giunti dai componenti del Collegio dei Docenti della Scuola di Dottorato, nelle riunioni periodiche e nei seminari volta a volta organizzati. Il lavoro, ovviamente, non ha alcuna pretesa di esaustività. L’argomento è talmente denso di personaggi ed episodi che cercare di render conto di tutto sarebbe stato inevitabilmente dispersivo o avrebbe rischiato di dar luogo al più ad un regesto. Si sono così volutamente trascurati alcuni personaggi che, se pur hanno giocato un ruolo a livello locale, non hanno però acquisito una più definita personalità collezionistica o mercantile, né si sono esplorate tutte le possibili fonti documentarie, pur note, per non prolungare indefinitamente i tempi di elaborazione e stampa. Grande disponibilità ho sempre trovato nel personale delle Soprintendenze, Archivi e Biblioteche frequentati, che spesso compie il proprio servizio fra disagi ignoti ai più. In particolare la dott.ssa Maria Rosaria Esposito, dirigente della Biblioteca e per qualche tempo anche dell’Archivio Storico della Soprintendenza di Napoli, ha agevolato in ogni modo la mia ricerca. Grande disponibilità ho tro- vato anche nella Biblioteca e nell’Archivio Storico del DAI-Rom: in particolare al dott. Thomas Fröhlich devo continua disponibilità al dialogo, ed alla dott.ssa Sylvia Diebner amicizia, consigli ed aiuto. Le dott.sse Tommasina Boccia e Con- cetta Damiani hanno agevolato in ogni modo la mia ricerca presso l’Archivio Storico della Camera di Commercio di Napoli. Andrea Milanese durante gli anni di elaborazione di questo testo mi ha so- stenuto fraternamente con indicazioni, consigli e confronti continui, leggendo anche alcuni abbozzi della ricerca. Heikki Solin ha più volte discusso con me aspetti di questa ricerca e gli sono debitore non solo dei suoi consigli e dell’ospi- talità offertami presso l’Institutum Romanum Finlandiae, ma dell’esempio di una vita di studi condotti con dedizione d’animo e rigore di metodo. Giuseppe Camodeca mi ha più volte guidato nella bibliografia delle collezioni epigrafiche, Napoli da capitale a periferia 14 offrendomi il suo appoggio. A Carlo Rescigno devo consigli ed ampi confronti su queste tematiche di comune interesse. Eduardo Federico mi ha aiutato costan- temente in tutte le ricerche riguardanti Capri. Florence Le Bars ha condiviso con me le sue riflessioni sul collezionismo vascolare offrendomi suggestioni e consigli. Federico Rausa ha discusso con me diversi aspetti di questa ricerca sin dagli sti- moli iniziali, offrendomi lumi ed amicizia. Fausto Zevi ha letto quest’opera e mi ha offerto sostegno e consigli. Con Domenico Esposito, Flavio Castaldo e Stefania Ferrante sono tali i vin- coli di amicizia negli anni che è spesso difficile distinguere l’aiuto scientifico offertomi continuamente dal sostegno umano nelle inevitabili incertezze. A mia moglie Margherita, che negli anni mi ha sostenuto ed incoraggiato, donandomi perseveranza e fiducia, va il mio affetto ed il mio ringraziamento maggiore ed a lei questo volume è dedicato. Con Ryōkan posso dire: «Quando? Quando? Ripetevo / ma colei che attendevo / è infine giunta - / e ora che la co- nosco / che desiderare ancora?». 15 Nota sulle trascrizioni dei documenti d’archivio Nella trascrizione dei documenti d’archivio si è cercato di renderne fruibile al meglio la lettura anche ai non specialisti. I documenti analizzati non avevano intenzioni letterarie, trattandosi principalmente di documentazione amministra- tiva, pertanto pur rendendone una trascrizione scrupolosamente fedele al testo originale se ne è regolarizzata la punteggiatura e l’uso delle maiuscole/minuscole, uniformandoli allo stile contemporaneo. Le istituzioni menzionate per il proprio patrimonio archivistico o materiale sono state così abbreviate: ACS Archivio Centrale dello Stato di Roma. ASCCN Archivio Storico della Camera di Commercio di Napoli. ASN Archivio di Stato di Napoli. ASR Archivio di Stato di Roma. ASSAN Archivio Storico della Soprintendenza Archeologica di Napoli. BNN Biblioteca Nazionale di Napoli. MAN Museo Arqueológico Nacional, Madrid. SNSP Società Napoletana di Storia Patria. VSM Villa San Michele, Capri. Napoli da capitale a periferia Archeologia e mercato antiquario in Campania nella seconda metà dell’Ottocento